Aurélie - Club dei NatiScalzi

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Aurélie


Mi chiamo Aurélie, ho 26 anni e Gaëlle e David mi hanno parlato di questo sito scoperto un po' per caso mentre cercavano gente con cui discutere che avesse il loro stesso interesse prevalente. In particolare, avevano voglia di sapere se in Francia c'era chi, come in certi paesi anglosassoni, rivendicava in diritto di essere scalzo a proprio piacimento, senza regole o restrizioni. Frequentiamo la stessa università e ci siamo incontrati in un cyber- café. Gli ho chiesto cosa cercavano e mi hanno spiegato che gradirebbero condividere le loro esperienze con gente che ama andare a piedi nudi in ogni circostanza, poiché loro stessi avevano preso quest'abitudine da qualche tempo e sembravano avere scoperto un nuovo stile di vita a loro perfettamente confacente. Io c'entro nel senso che anch'io, come la maggioranza delle donne, adoro stare scalza il più spesso possibile. Perché? La risposta è semplice: perché così mi sento più a mio agio. Ho passato buona parte della mia infanzia in Corrèze, nella campagna profonda, una regione in cui c'è poco da fare, lontano dai grossi centri, e molto presto, appena ho iniziato a camminare, i miei genitori mi hanno lasciato sgambettare a piedi nudi nell'erba grazie ai consigli del medico di famiglia. Gli disse di lasciarmi vivere così perché alla nascita avevo i piedi piatti* (una malformazione iper-frequente nei bambini piccoli). Quindi i miei primi passi li ho fatti senza scarpe e ho conservato quest'abitudine durante tutta la mia giovinezza perché alla scuola materna eravamo spesso a piedi nudi, così come in vacanza e quando ho avuto l'età delle superiori, andavo in classe calzata, ma mi toglievo le scarpe appena seduta al banco o appena salita sull'autobus. Infatti era tale l'abitudine che quando dovevo calzare scarpe soffrivo. Sono andata a piedi nudi un po' ovunque fosse lecito e quando chiedevano ai miei perché non avessi scarpe, rispondevano "perché non ne vuole". E io ne facevo a meno di tutto cuore. Sono stata qualche volta in un campo nudisti vicino Bordeaux e ho sempre trovato curioso che la maggioranza di costoro, che vivono nudi 365 giorni all'anno o quasi, andassero a fare la spesa, al ristorante o a comprare il pane in tenuta adamitica ma calzando scarpe. Immaginatevi la scena: un uomo nudo, con la pancetta e ai piedi un paio di mocassini! È ciò che ho visto di continuo per mesi quando andavo in vacanza da quelle parti.




Roba da credere che le scarpe siano indispensabili per la sopravvivenza! Ci sono così tanti paesi in cui i bambini sono così poveri da non potersi permettere un solo paio di scarpe (quando le migliori marche come Reebok o Nike sfruttano questi stessi bambini per fabbricare cioce da più di 600 franchi**!) che a mio avviso dovrebbero smetterla di mettere al bando il barefooting che, anzi, dovrebbe essere assai più praticato nel nostro paese. La vita a piedi nudi è una necessità nei paesi poveri, quindi dovremmo considerarla un lusso in quelli ricchi, logico no? Nel mio lavoro, ho la fortuna di essere spesso scalza. Sono fisioterapista in un centro di rieducazione funzionale. Significa che aiuto le vittime di incidenti a tornare a camminare o almeno a ritrovare una certa sensibilità degli arti. È chiaro che si acquista miglior sensibilità facendo gli esercizi a piedi nudi. D'altronde, è obbligatorio. E i fisioterapisti pure stanno scalzi per poter fare gli esercizi assieme ai pazienti (e visto che dopo gli esercizi si va in piscina, non si perde tempo a cambiarsi).
Ci sono naturalmente dei bambini in questo centro e alcuni restano qui per gran parte dell'anno. Quindi si organizzano dei corsi scolastici dopo la fisioterapia (che generalmente si fa al mattino) e i bambini frequentano i corsi stando naturalmente a piedi nudi, un po' come a casa, insomma. Terminato il soggiorno, molti di loro, grazie agli esercizi, hanno ritrovato una certa sensibilità che credevano di aver irrimediabilmente perso. E fra i consigli che si danno prima di dimettere i pazienti, c'è il rifare tutti gli esercizi appresi e soprattutto di non forzare troppo e di ascoltare il proprio corpo. E il modo migliore di ascoltare il proprio corpo è (fra l'altro) liberarsi del peso delle scarpe che, a ben riflettere, sono accessori dei quali si può tranquillamente fare a meno. Visto che ce ne liberiamo durante le vacanze, perché non nella vita di tutti i giorni?

*   Cfr. Martine (Vanessa Guedj) in "Le grand chemin" (it. "Innocenza e malizia") di Jean-Loup Hubert, con Richard Bohringer e Anémone (Fra, 1986, César d'oro per il miglior attore e la miglior attrice protagonista nel 1988). (N. d. T.) 

** Circa 90 euro. (N.d.T.)

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