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PRINCIPIANTI

Nell'approccio al barefooting o - volendo parlare italiano! - gimnopodismo, è molto utile partire da un presupposto assolutamente naturale, in quanto il camminare scalzi altro non è che far svolgere al piede le funzioni cui è destinato da madre natura, che sono due:
1) provvedere allo spostamento della persona, ovvero camminare, funzione che svolge tuttora;
2) avvertire sensazioni tattili, originariamente per fornire alla persona informazioni sul fondo su cui si sposta, affinché possa regolarsi di conseguenza, ad esempio se il fondo non regge, il piede nudo se ne accorge subito quindi si reagisce ritirando il piede o spostando l'altro rapidamente, mentre invece le scarpe ottundono ogni sensazione, per cui potrebbe essere troppo tardi quando ci si accorge che il fondo sta cedendo, e si rimane intrappolati!
Questa funzione è stata persa completamente attraverso il costante uso di calzature, che però hanno il vantaggio di consentire di muoversi su terreni spinosi e molto accidentati, cosa impossibile anche ai barefooters più allenati.

"VORREI MA NON POSSO"? CERTO CHE PUOI!

Ognuno di voi ha incorporati due informatori infallibili nel farvi capire quando è il momento di scalzarsi o calzarsi. Si tratta dei vostri stessi piedi.
La persona è un universo di sentimenti, sensazioni, idee, condizionamenti, complessi ecc. ecc. tutti sempre armonizzati fra loro: in un momento in cui si è di buon umore, la temperatura è gradevole, non ci sono occhi indiscreti, state certi che i vostri piedi lanciano un segnale di insofferenza alle calzature e desiderio di libertà, come se urlassero discretamente ma incisivamente: "Vogliamo stare nudi!". In questo caso la cosa migliore è scalzarsi, e vedrete che non ve ne pentirete.
Nel momento in cui verranno a mancare le condizioni - fisiologiche e sociali - ottimali per andare scalzi, arriverà invece la gentile richiesta "Scarpe, per favore" attraverso dolorini non molto forti ma comunque presenti, sensazioni disagevoli di caldo o freddo, senso di vergogna nello scorgere la presenza del vicino di casa o - peggio ancora! - del capufficio anche se a qualche centinaia di metri di distanza, ecc. In questo caso l'unica cosa da fare è calzarsi. Non si vince niente a non farlo, anzi, si perde il piacere di andare scalzi.

I PRIMI PASSI

I principianti dello scalzismo fuori casa non devono sottovalutare alcuni aspetti, in particolare la debolezza della pelle delle piante dei piedi, provocata dal morbido e



innaturale fondo della suola interna della scarpa, e i duroni che si formano sul bordo della pianta del piede, provocati dalla cucitura che unisce la suola alla tomaia della scarpa. Sono strati di pelle morta molto rigida che, una volta rimossi dallo sfregamento sul terreno, scoprono la pelle tenera. Questa non deve sfregare a lungo sul terreno, altrimenti il piacere svanisce. Le vesciche da piedi nudi sono le più dolorose in assoluto, anche perchè non c'è scampo in quanto non si può fare a meno di poggiarvisi sopra! Inizialmente ci si deve pertanto scalzare assolutamente a "intermittenza". In questo modo si forma gradatamente uno strato di "cuoio" sottile ma molto elastico che protegge il piede dalla maggior parte delle insidie del terreno adattandovisi con una reazione immediata.
Ciò si costruisce in parecchio tempo e con molta pazienza. Meno si ha fretta, più si evitano gli inconvenienti iniziali, e prima si ottiene questo risultato. Poco per volta noterete che la resistenza aumenta sempre di più grazie a un irrobustimento, sia della pianta del piede - su cui si forma uno strato paragonabile ad una sorta di cuoio elasticissimo e resistentissimo -  sia della sicurezza di sé, per cui non si prova più disagio nel trovarsi a piedi nudi di fronte al prossimo, ed in particolare davanti a persone che si conoscono.

Il "PIT STOP"

Ogni rosa ha la sua spina! Le piccole spine che possono trovarsi sul terreno a volte possono entrare nello strato di cuoio e dare fastidio. In questo caso può essere utile fermarsi, similmente alla Ferrari ai box, per un ..... controllo alle gomme. Il "pit stop" del barefooter richiede poco ingombro in tasca o in borsa, giusto lo spazio utile per contenere un piccolo foglio di carta vetro ed una pinzetta da sopracciglia, strumenti che tornano molto utili in eventuali situazioni di emergenza per eliminare immediatamente eventuali minuscole schegge che dovessero conficcarsi nella pelle, e poter quindi continuare la marcia a piedi nudi senza problemi o dolori.
L'idea della carta vetro è stata ispirata da Richard Frazine, autore di "The Barefoot Hiker", che ne suggerisce l'uso per ammorbidire i punti leggermente più callosi dello strato di "cuoio". E' anche molto utile passarla sulle piante alla sera prima di lavare i piedi, per dare una prima "sgrossata" allo sporco accumulato sotto le "suole naturali".

I "non sandali"

E per chi ancora si vergogna di farsi vedere scalzo, ecco i "non sandali". Non sono in vendita, basta osservarli e provare a rifarli; non è difficile!

 

              

 


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